rubrica musicale: Andrea Lerose recensice il live dei Pineda

Come ormai classico, ecco la recensione a cura dell'instancabile Andrea Lerose riguardo il concerto di ieri sera ( 13 aprile 2011) all' Off dei Pineda  (Nati da Umberto Giardini dei Moltheni).

Dunque...















Prima di partire con la stesura di questo report, do qualche colpo di tosse, incrocio le mani e penso. Uhm, cattivo segno: di norma parto sparato.
Finisco il mio turno di lavoro giusto in tempo per le 23, ora di inizio del concerto dei Pineda all'OFF di Modena, nuovissimo progetto di Umberto Giardini, alias (per i piu') Moltheni.
Abbandonato per sempre il progetto cantautorale intrapreso circa 11 anni fa, il Vigile del Fuoco bolognese si ripresenta (dopo qualche mese di pausa) con questo lavoro post-rock strumentale dalle forti tinte rock e grunge. Come sono solito fare con gruppi che non conosco, mi rifiuto di ascoltare qualsiasi cosa della band prima del concerto, e vado "alla cieca".
Un palco "abbigliato in maniera scarna ma efficace" accoglie i circa 90 paganti: sulla destra la batteria, amplificatori da chitarra (Gibson, per la precisione) al centro, piano Rhodes a sinistra (non c'e' basso, nella formazione).
Parte il concerto, e mi bastano due pezzi per sorprendermi, in particolar modo di due cose: la prima, e' che il post-rock offerto dalla band e' piacevole, mai banale, grezzo, rude e roccioso. La seconda: Umberto e' il batterista e, mi spiace dirlo, non e' in grado di suonare un genere simile (ma probabilmente non e' in grado di suonare la batteria e basta).
Camicetta hawaiana, capello corto (e finalmente la testa e' libera da quella coppolina orrenda che si portava dietro da anni) e piegato in maniera goffa sulla batteria, l'ex Moltheni tenta invano di "suonare" qualcosa. Rullate mal cominciate e mal finite, polsi immobili e fatica evidente nei suoi occhi. Se vogliamo andare fino in fondo alla questione, la cosa che piu' dispiace e' che nel trio, quello che "stona" di piu' (in tutti i sensi), e' proprio lui!
Chitarre apertissime e riff retro' si contrappongono a tappeti di piano Rhodes, il tutto condito da una maldestra batteria piazzata seriamente a casaccio. Un'oretta circa allietata (possiamo davvero dirlo?)
da brani sulla scia di band come Calibro 35 e Tortoise, tanto per intenderci, dal pero' vivo gusto grunge moderno.
Molta gente se ne va dopo poche canzoni, altre persone invece rimangono lÏ ferme come se si aspettassero quel quid in piu' da parte di Umberto. E invece niente. Alla fine di tutto, tanti saluti e buonanotte.
Sono curioso di sentire il disco in studio, registrato alle Officine Meccaniche di, udite udite, Mauro Pagani.
Che il goffo e improvvisato batterista renda meglio in studio? Chi lo sa. Esperimento azzeccato o clamoroso buco nell'acqua? Chi lo sa. Intanto vi consiglio di ascoltare comunque, se vi capita, qualcosina di questo nuovo progetto.
Vi scrivo a caldo, subito dopo l'esibizione, qua al locale: mi scolo la seconda birra e me ne vado a casa, e ai postumi l'ardua sentenza.

Commenti

Post più popolari