L'ITW a Superblast di Luca Zamoc & Molocal
E QUI LA TANTO ASPETTATA INTERVISTA:
Il resto delle foto sono qui:
http://www.freshngood.com/?p=37983&page=2
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Leggendo “L’insostenibile Leggerezza Dell’Essere” di Milan Kundera di tutte le intuizioni sul rapporto uomo-donna e anima-corpo ho trattenuto solo una frase (di quelle che dici un giorno ne farò un tatuaggio): “I simboli sono intoccabili”.
Ebbene questa è una sentenza pura, vera e davvero intoccabile, ma continuamente violata da gente come SuperBlast. Nel senso che il simbolo viene rapito e rivoltato secondo la propria volontà come se fosse creta, decontestualizzato e portato sulla strada con la violenza dello spray. Tutto questo ci piace tantissimo. Ci piace il concetto, ci piace l’approccio ma sopratutto ci piace lo stile. Cosa ti ha fatto passare dal writing old school ad un approccio illustrativo-simbolico?
Per tutta la vita mi sono interessato alla mitologia, sono per metà greco e i miei genitori mi hanno sempre letto i miti greci quando ero bambino. Tutto ciò mi ha profondamente segnato. Più tardi mi sono interessato al buddismo e al mondo spirituale come mezzo per capire la vita e conoscere me stesso.
Il primo contatto col writing è avvenuto grazie a un mio grande amico, uno che conosco da quando ero bambino. Era circa il 1989, da allora sono sempre stato affascinato da questa forma d’arte. Amo il modo in cui puoi lavorare con le lettere ed infondervi vita ed emozioni. Nel graffito mi sono sempre più concertato sulle lettere che che su altro, disegnavo per lo più classiche lettere newyorkesi inserendoci uno spunto personale. Ma al di là di questo mi è sempre piaciuto disegnare altre cose, anche non destinate al muro, come schizzi per rendere idee che non avrei saputo comunicare altrimenti.
Intorno al 1999 circa ho cominciato ad interessarmi a mezzi differenti e ho iniziato a fare grafica come ulteriore forma di espressione. Ho velocemente realizzato che avrei voluto fare graphic design in modo simile a come solitamente disegno i miei artwork, e così ho mischiato tutto. Il mio approccio simbolico viene dalla necessità di esternare i pensieri, lo reputo tuttora il miglior modo per farli uscire.
C’è un altro punto che identifica molti dei tuoi lavori: l’uso del ciano. E’ interessante perché per gli antichi greci questo era il colore che rappresentava la sensazione del dolore e veniva solitamente attribuito ai Barbari. Tu in fondo sei parte di entrambi essendo per metà greco e per metà tedesco. Usi dunque il ciano solo come scelta stilistica o c’e’ un significato particolare?
Per me ha un significato, il codice del colore nella psicologia classica attribuisce il ciano all’eternità, alla verità, alla devozione, a purezza, pace e alla vita spirituale ed intellettuale. Ma non c’è molto blu nelle icone ortodosse tradizionali perché rappresenta il colore della vita umana. Siccome sono affascinato dalla vita umana, voglio che questo sia rappresentato nei miei lavori.
Eppure c’è anche un po’ di Messico nei tuoi lavori. I teschi che usi disegnare sono ispirati dal famoso “Dia De Los Muertos”, la festa messicana dove la gente celebra i propri amici e parenti defunti pranzandoci insieme in case e cimiteri. Che legame c’è tra te e tutto questo?
Visualmente, parte tutto da lì. Ritengo che i caratteri delle mie icone rappresentino la mortalità dell’umano, ed attraverso questo la concezione del vivere. Siamo parte dell’universo attorno a noi e dentro di noi. Siamo infiniti e mortali allo stesso tempo. Io, personalmente, non ho alcun legame col Messico, ma siccome sto cercando di creare un simbolismo psicologico universale, un linguaggio archetipico, integro simboli da culture differenti.



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