Molocal meets Alessandro Jumbo Manfredini



























Io Alessandro Jumbo Manfredini non lo conosco, non c' ho mai parlato, ma l'ho sempre visto in giro. Mi ricordo quando passava in negozio (carhartt store) e mi ricordo quando lo vedevo in centro, mentre andavo in facoltà.
Mi hanno sempre colpito due cose di lui: lo sguardo truce da cattivo del cinema (che rimane cattivo anche fuori dal cinema) e le sneakers. Mettendo insieme le due cose ho sempre avuto la sensazione che dovesse nascondere qualcosa, ma i cattivi non portano le sneakers, non quelle belle. Per cui, sperando non sia un cattivo, che non nasconda coltelli o peggio, la finanza, ecco a voi l'intervista ad Alessandro Jumbo Manfredini. (Mille grazie a Paolo e Monica Venturelli, di Hope Store, per la dritta).

Ciao Luca , che bello sentirsi definire “un cattivo da cinema” come un Charles Bronson o un Clint Eastwood … credo che spesso l’apparenza inganna … ma cerco di mantenere un “aura” di cattivo … forse è una protezione o forse perchè quando nell’apparente gioventù, bruci le energie del passaggio tra adolescenza e consapevolezza, ti cerchi una dimensione , che non ti rileghi a un passato che innegabilmente “pesa” sulla tua immagine e sull’immaginario degli altri….
Ma bando ai sentimentalismi, credo che le sneakers siano una necessità per uno che ha un fettone di 47 ovvero in Usa size 13 a volte 12,5 ...già trovare il numero del “morto che parla” è sempre difficoltoso e inoltre siccome la subculture hanno usato tra i messaggi più forti , sempre la scarpa, (rockabilly, mods, skinhead, punk… e tanti altri) ho sempre collegato l’appartenenza a un gruppo anche attraverso l’uso delle creeper o delle clark o degli anfibi . Perciò per me la sneaker rappresenta un lifestyle, ovvero un 48 enne non relegato al ruolo che ha un 48 enne una questa società allineata e desiderosa di status sociali alti, ma sono anche conscio che la sneakers è anche un simbolo di comodità e di anticonformismo. È ovvio che sull’argomento “scarpe da ginnastica” sono onnivoro e ondivago , ora ad esempio metto solo sneakers quasi completamente nere o bianche , quelle multicolor per ora le ho un attimo lasciate lì a sedimentare ….Il mio brand preferito è Nike e poi a seguire senza ma e senza se Vans

Partiamo da un tema d'attualità: cos'e' secondo te il trash?
Il trash non è attualità è un sintomo del complesso movimento ciclico delle subculture che si divertono a mischiare il sacro con il profano , la cultura alta con quella bassa e così via , il mondo è trasho da tempi immemori e spesso nessuno capisce che c’è dentro fino al collo, a me diverte da impazzire guardare sui canali in cable tv, reality stupidamente trasho ma con un alto tasso di tossicità per lo stile e il lifesty come ad esempio Kimora, oppure serial tv come Glee o True Blood o negli anni ’90 la Tata… il trash ha tante varianti, basta saperne cogliere l’ironia. E poi che non ho aperto il capitolo John Waters o Russ Mayer o Tarantino .. O i
B-movies o le commedie di Bud Spencer e Terence Hill ... Lì sarebbe un bel approfondimento da fare … e in cui immergersi….

Per fare trash devi essere genialmente stupido o stupidamente geniale?
La domanda è esplicata da quanto detto sopra , il trash è uno stile di vita. Citazionismo a go go, perciò bisogna essere stupidamente geniali nella consapevolezza della propria geniale stupidità.




Ho sentito in giro che spazi tra musica e design. Quanto uno influenza l'altro? 
Diciamo che la musica è stato sempre un filo conduttore del mio percorso sia creativo che professionale, va detto che quando lavoro su progetti, la musica mi accompagna sempre e che cerco sempre una connessione tra quello che sto facendo e quello che la musica mi comunica ( il ritmo di una song è il ritmo che posso dare alle parole mentre le scrivo e le inserisco su un foglio bianco, e qui potrei citare in maniera retorica il lavoro dei Futuristi e del movimento Fluxus e del Beatnik sull’uso della parola visiva o più recente il lavoro di David Carson. )


Secondo te cosa vuol dire essere creativo?
Oggi leggevo un blog recente su Vogue.it della Sig.a Franca Sozzani che scriveva riguardo al lavoro in una redazione di un giornale di moda: : “Art director e grafici in genere. È necessaria una formazione grafica ma anche una cultura fotografica. E di nuovo, se non è necessaria una laurea, lo è almeno un percorso di studio che ti illumini sulla storia dei grandi art director del passato e di oggi, e una profonda conoscenza dei giornali esistiti ed esistenti. Non serve per copiare ma è un know how che deve servire da base per permettere di fare similitudini, di inventare nuove impaginazioni e, perché no, nuovi caratteri. E poi ancora l'informazione, perché la grafica deve esaltare i contenuti: se non si capisce di cosa si parla, la grafica diventa un esercizio stilistico e basta.” 
Ma la cosa che più è interessante nel blog è una frase che mi è rimasta impressa “ La cultura è qualità", ecco questo è per me un punto fondamentale per chi fa il mio mestiere, ovvero l'Art Director….


Come ci si nasconde a Modena? ma ci si puo' nascondere davvero a Modena?
Io mi nascondo benissimo , esco il meno possibile, forse perchè ho per 20 anni animato le notti modenesi e ora invece animo me stesso e la cura dei miei affetti.




Una citta' a misura d'uomo, o siamo noi che cresciamo a misura della citta'?
Modena è una città a misura d’uomo, io abito in pieno centro e mi ritengo fortunato, per la bellezza che emana il luogo. Prima stavo guardando uno spezzone del film di Michelangelo Antonioni, l’episodio per la trilogia con Wenders di Beyond The Clouds, e la sua storia è girata nella sua città natale Ferrara… e la mia riflessione era sulla timida bellezza di quei luoghi e la silenziosa poesia che emanavano certe inquadrature dei palazzi del centro, i colori, la nebbia; in un altro spezzone Malkovich si ritrova su una spiaggia deserta ( penso un lido ferrarese) in pieno inverno e lì ho rivisto, DeChirico e la luce delle foto di Luigi Ghirri ( mio grande maestro)… perciò per concludere meglio Modena che tanti altri posti , dove per lavoro purtroppo risiedo molti giorni alla settimana ( Milano)


Cosa ti mancherebbe di piu' di modena se dovessi partire?
Quello che ho descritto sopra, e anche quel capolavoro che è il Duomo ….e ovvio tutte le relazioni di amicizia.


Secondo te, le micro realta' creative di modena hanno a che fare coi tortellini piccoli ma cazzuti? se ti va, fammi fammi un paragone.
È da un anno che lavoro a un progetto /magazine che si chiama Pizza ( www.pizzadigitale.it) , su tutto quello che eccelle in Italia e la redazione tolto me e i due direttori è una “officina” di giovani menti creative italiane. Perciò la pizza la puoi riempire di tanti gusti, ma è pur sempre un cibo semplice e di immediata fruizione…..Io essendo vegetariano da quasi 30 anni, posso dire che il cibo esprime pienamente il luogo in cui questo cibo è stato inventato …. I tortellini è vero sono piccoli e incazzosi, ma ricchi di energia e con un ripieno di formaggio grana stagionato e un mix di carne di maiale ….perciò da una parte un alimento ricco come il grana di elementi “ sani” e dall’altra un elemento ricco di elementi “impuri” come la carne del maiale … noi modenesi siamo così…. Al di là del bene e del male...

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