dopo mario oleari: the king of vignola: LUCA LATTUGA!!!!!!!
non aggiungo altro. Le parole di Latta valgono gia' abbastanza.
"I professionisti migliori
http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cultura/2010/08/23/373777-professionisti_migliori.shtml
"I professionisti migliori
sono stati graffitari"
Ed è uno di loro a dirlo. Il vignolese Luca Lattuga spiega: "Siamo più originali e creativi"
Modena, 23 agosto 2010. Hanno voglia di colorare la città. E finalmente vengono anche allo scoperto: perché oggi si può parlare di graffiti senza confonderli con le scritte offensive dei vandali sui muri. I tempi sono maturi a maggior ragione in una provincia nella quale la street art è particolarmente vitale. Solo di ‘graffitari’, per dire, ce ne sono una quindicina. Alcuni accettano anche di parlare senza problemi. Come il vignolese Luca Lattuga, figura di riferimento del panorama modenese. Le sue opere sono visibili al Teatro delle Passioni, al PalaPanini e all’Arena Pazienza di Spilamberto.
Lattuga, perché si fanno i graffiti?«Per me, che sono un autodidatta, è stato un metodo progettuale che mi ha permesso di imparare le regole del disegno. Lo spray ha il vantaggio della velocità di realizzazione, ma anche chi inizia così il suo percorso e poi torna magari al pennello nella sua evoluzione artistica, si porta dietro quello che ha imparato disegnando i muri. Anche io, che adesso mi occupo di calligrafia e sto riscoprendo la pubblicità murale in stile liberty e quella degli anni cinquanta, mi porto dietro l’esperienza fatta come writer esclusivamente di scritte».
Vi sentite artisti?«A me sembra che non possa essere una coincidenza se i grafici migliori, i più originali, i più creativi, siano usciti tutti dal nostro ambiente. E’ una bella palestra, perché anche dietro il disegno di ‘semplici’ lettere c’è una progettazione. Trovare la propria ‘firma’ è un processo che richiede tempo e confronto, a volte più delle 10 ore per riempire una parete».
Qual è il confine tra il graffito legale e quello illegale?«Discorso lungo e forse impossibile da esaurire. Dipende se vogliamo ragionare dal punto di vista della legge, oppure adottare un criterio estetico, che è soggettivo ma porta con sé anche altre domande».
Per esempio?«Mi chiedo: fa più danno alla qualità dello spazio urbano un graffito su una barriera antirumore come quelle che nella nostra provincia hanno fatto vicino alla Tav, che sono un pugno in un occhio, o un geometra di un comune che lascia costruire case popolari orribili ma destinate a durare molti più anni dei murales?».
Domanda sensata. Uno potrebbe rispondervi che il limite è la proprietà altrui...«E infatti questo può essere un confine logico. Ma è vero anche che portare la street art nelle gallerie forse la svuota di alcuni contenuti che avevano spinto a crearla. Ha senso parlare di street art se non c’è la strada? Temo che alla fine un altro dei criteri finirà per essere quello economico. Pensate a certi segnali stradali o agli spazi pubblicitari, nessuno li contesta anche se a volte sono davvero brutti».
Quelli sono regolamentati. E a reddito...«Esatto. Ma c’è anche chi ritiene che una città sui cui muri appaiono graffiti o bigliettini sia comunque più vitale di quella in cui l’unico paesaggio sono muri e cemento. Per forza la banlieue parigina è una bomba sociale, la gente vive in posti bruttissimi ogni minuto del giorno».
Dica la verità, un graffitaro prova anche gusto, nell’usare le superfici altrui...«Questo non è del tutto vero. I graffitari non sono i vandali che scrivono messaggi politici o volgari usando lo spray solo perché è il modo più veloce e permette di scappare in fretta. Chi fa graffiti spesso cresce all’interno di famiglie borghesi normalissime e cerca una forma di espressione, ma ha anche un’etica. Non è un caso che i monumenti, riconosciuti come un segno urbano rispettato dalla comunità, siano risparmiati. Chi ci scrive sopra anche nel nostro ambiente è un vandalo, non un writer».
di DORIANO RABOTTI
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