Molocal meets Brunito a.k.a. Billy Bogus a.k.a Niccolo' Bruni

Se non sbaglio (e forse sbaglio) hai iniziato dietro un set, ma fatto di legno pelli bacchette e piatti...poi altri strumenti...come si arriva da un set così ad una consolle fatta di ben altri piatti?
Ma come fai a saperlo? Te l’ho detto io? In effetti e’ un' informazione che girava molto negli anni 90 e noto con stupore che gira tutt’ora.. eheh.
Sì lo confesso: all’età di 13/14 anni ho confezionato una batteria artigianale fatta di polistirolo, secchi da lavanderia e coperchi di pentole che percuotevo come un forsennato nella mia cameretta per la grande gioia del vicinato.
Essendo all’epoca metallaro sfegatato una simil-batteria era il primo strumento da avere in casa “per picchiare duro” e seguire la musica che ascoltavo con una cazzimma fuori dal comune.
Nel giro di poco mi sono fatto regalare una chitarra elettrica per poi arrivare direttamente a cantare nel mio gruppo hard core / ny noize dell’epoca, i miei amati “no reason to believe” (stiamo parlando del ’93 circa, annata davvero indimenticabile..).
Nel ’96 invece la svolta “elettronica”, con un mio vecchio amico ci siamo dati a sintetizzatori analogici e drum machines per ricreare i beat della musica che ci appassionava in quel periodo: drum n’ bass, trip hop, techno e da lì sono partiti i primi dj sets in posti come la scintilla (rinomato centro sociale) e feste private..
Verso il 2001 ecco arrivare i primi dj sets nelle discoteche e da allora mi sono girato un po’ tutta l’Italia in varie occasioni.
Il comune denominatore in tutto questo è l’amore per il “diverso” e ciò che dalla fine degli anni 80 viene denominato “underground”. Nei primi 90 il “diverso” era l’hip hop dei Public Enemy e Run Dmc o il thrash metal della Bay Area, ora è la nu disco, la stessa che propongo con la mia etichetta Pizzico Records. Cambiano le correnti ma l’attitudine è sempre quella, te lo garantisco.

Tante collaborazioni ed una presenza sulla scena davvero invidiabile. poi tanti progetti e tanta passione per la tua musica e quella degli altri tuoi "affiliati"... d'altra parte sei sempre stato una persona disponibile e di cuore... fai training autogeno ogni mattinai o c'e' dietro tanta passione ed ispirazione?
Mi fa davvero piacere darti questa impressione. Purtroppo campare di musica non è facile, non lo è mai stato, bisogna davvero crederci tanto se si vuole farlo oltre lavorare come dei pazzi: gestione dei contatti, scambi di idee e di sinergie, impegni, delusioni e soddisfazioni in un turbine di ups & downs talvolta vertiginoso, non è semplice dare a tutte le persone che mi circondano lo spazio e l’attenzione che vorrei (soprattutto negli ultimi anni dove mi sono ritagliato pure un ruolo di “discografico”) ma il fatto che tu mi dipinga così mi lusinga, significa che non ho perso di vista una delle mie passioni principali che è stare in mezzo agli altri.
Certo la dedizione a ciò che faccio ha un ruolo primario e non è appunto solo rivolta alla musica ma anche all’estetica in senso lato e alle forme di comunicazione che mi circondano; l’impagabile sensazione di quando percepisci “le energie che girano”: è questo che dà un senso al tutto, perché la trasmissione di energie parte e finisce nell’uomo che è l’antenna principale, la musica in realtà è solo una componente, o meglio, un magnifico strumento.
Ti ho visto con le mani sui vinli, ma so di una tua propensione alla produzione "virtuale"... la dove i tecnicismi si sprecano, fai un bilancio di te stesso tra analogico e digitale.
Per rispondere a questa domanda mi viene in mente un parallelismo molto spiccio che potrebbe funzionare: approcciarsi al mondo digitale che innegabilmente oggi occupa la maggior porzione del mercato discografico senza aver assaporato il passato tramite vinili, dischi, cd o la stessa internet che è la vera rivoluzione del decennio e rappresenta uno strumento di ricerca ineguagliabile, è come voler fare l’università senza essersi diplomati. Può sembrare comodo e veloce inizialmente ma alla fine ti accorgi che mancano dei tasselli per alimentare la tua passione e quindi la qualità del tuo lavoro.
Molti ragazzi di oggi bruciano tutto in un attimo, scaricano brani di cui non sanno nemmeno il titolo, non danno peso ne tantomeno collocano in una “immaginaria dispensa culturale” e magari pretendono di diventare grandi dj da un giorno all’altro.
Per imparare bisogna andare in profondità e la passione vera può fare molto di più di un semplice studio nozionistico, ma va alimentata giornalmente. Comprare musica (anche se in mp3) può voler dire darle valore, preziosità e se si suona un brano a cui si tiene è tutta un’atra cosa.
Internet è come la musica, uno strumento, che può essere utilizzato con superficialità o grande profondità, che può sembrare talvolta stupido (usato male) altre volte intelligentissimo, tutto dipende da come lo si utilizza.
Pizzico Records nasce come digital label, ispirandosi però a vecchie e polverose etichette su vinile di fine anni 70 fino ad arrivare alle soluzioni elettroniche degli anni 90. Il mio più grosso rammarico era che Pizzico non fosse anche su vinile nonostante una fortunata compilation in cd e difatti le prossime uscite saranno anche in 12” proprio per celebrare ulteriormente la qualità del suono e delle citazioni, perché la qualità è un concetto che oggigiorno è messo da parte con mille scuse e alibi: la crisi economica e culturale, il qualunquismo, la moda del “mordi e fuggi”.. ma se siamo i primi a mettere da parte la qualità e il valore delle nostre scelte saremo i primi a non averne a disposizione in un prossimo futuro.
Paternali a parte Pizzico è la mia creatura, in tre anni mi ha coperto di soddisfazioni, tra licenze per etichette importanti, serate in tutta italia e la possibilità di conoscere artisti incredibili da ogni parte del mondo. Amo il mercato digitale e la possibilità che ti da di fare self made marketing e trading su creazioni che ti sembrano meritevoli e da veicolare. Internet ha significato anche per questo la caduta dei vecchi imperi mafiosi giornalistico-discografici, ora se sei bravo hai la possibilità di emergere senza mediatori.
Forse l’ambito digitale me lo godo proprio perchè ne conosco la genesi e gli sviluppi venendo da un background completamente diverso. Quindi non c’è una vera differenza tra il mio passato “analogico” e il mio presente “digitale”, piuttosto direi continuità, perché si basa sulla normale evoluzione delle cose. Things Change
di tutto e di piu' qui:
www.pizzicorecords.com
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